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Università e territorio

Museo e Università: per una possibile intesa culturale


 
 
01 febbraio 2007
di Pietro Fasanaro
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L'incontro su Antonello da Messina da un altro punto di vista. La ricerca dell'architettura nella tavola dell'annunciazione, tenutosi presso la facoltà di Architettura, ha costituito l'occasione per un confronto culturale, assai significativo, tra il prof. Giacinto Taibi, docente di Fondamenti ed Applicazioni di geometria descrittiva, la prof.ssa Cicala Campagna, storica dell'arte, e il dott. Gioacchino Barbera, direttore del museo regionale di Messina. Questo tema ha, infatti, subito creato una forte intesa culturale tra il museo e l'università sul tema della pittura rinascimentale.

In realtà, il lavoro di ricerca si è spinto ben oltre l'intenzione iniziale, proponendo in modo virtuale la ricostruzione dell'architettura in cui si svolge la narrazione e individuando i piani di profondità significativi. 

Il primo punto da considerare è il tema della professionalità nei musei e il  ruolo  dell'università che, in virtù delle sue capacità di innovazione ed aggiornamento, si pone certo come interlocutore strategicamente fondamentale per dare risposte a nuovi bisogni di formazione dei professionisti museali. La fondazione Cuoa, che da anni promuove seminari di approfondimento per chi si occupa degli aspetti metodologici nel campo della ricerca museale, sostiene che la crescita di funzioni culturali e di significato sociale espressa nell'ultimo decennio dai musei italiani è parallela all'aggravarsi delle ristrettezze in cui essi versano, soprattutto a proposito di risorse umane ed economiche.

Il tema dell'organizzazione intellettuale del museo è diventato ancora più centrale con la emanazione degli "Atti di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei", approvati nel maggio del 2001, e più recentemente con le argomentazioni de "La carta nazionale delle professioni museali", promossa nel luglio del 2005 dalla Conferenza permanente delle associazioni museali italiane.

All'università spetta la responsabilità di coordinare e proporre un nuovo modello di didattica comunicativa per dotare il museo di nuovi contenuti e di nuove professionalità.

Ma, fatte queste considerazioni, ciò che più ci interessa sostenere qui è che se ricerca e didattica sono compiti istituzionali dell'università, è anche vero che esse devono rappresentare un fondamentale corollario a quelle che riconosciamo come le primarie attività istituzionali del museo, cioè conoscenza, conservazione ed esposizione.

Può essere utile qui ricordare una definizione tratta dallo statuto dell'Icom (International council of museums) ed oggi unanimamente condivisa: "A museum is a non-profit making, permanent institution in the service of society and of its development, and open to the public which conserves, researches, communicates and exhibits, for purposes of study, education and enjoyment, material evidence of people and their environment".

Consideriamo subito l'opinione forte, direi estrema, espressa da Giovanni Pinna, direttore di Nuova Museologia, giornale ufficiale dell'Associazione italiana di studi museologici, il quale sostiene la  necessità che il museo sia centro di produzione culturale  e che "per creare una propria cultura e per difendere e proporre la propria identità, operi come luogo di mediazione interna e non già come luogo di mediazione con l'esterno". E ciò perchè una mediazione con altre culture inciderebbe negativamente su questa funzione dell'Istituzione museale: "Se ogni museogenera la propria cultura, ha una propria visione del mondo, una propria verità storica o culturale e difficilmente potrà condividere le verità che affiorano da altri luoghi di produzione culturale". Questa teoria si basa sulla convinzione che quel museo che non possieda una propria cultura originale da comunicare, si limiti a trasmettere informazioni.

Pur con la consapevolezza della presenza di un atteggiamento, troppo comune, secondo cui quando viene considerato l'aspetto culturale si tende a sottovalutare la capacità produttiva dei musei a favore dell'università, credo tuttavia che si possa effettivamente lavorare a quattro mani per pensare e produrre progetti integrati di ricerca e didattica.

Riferendosi ad un recente passato, il direttore del macro "Museo d'arte contemporanea di Roma", Danilo Eccher, ricorda della sua precedente esperienza di direzione della Galleria d'arte moderna di Bologna, la nascita del dipartimento didattico, allora all'avanguardia anche per un coordinamento scientifico che favorì la sinergia tra museo, università e accademia delle belle arti.

Intervenendo a proposito di collaborazione tra musei ed università, Antonella Nuzzaci, del centro di didattica museale di Roma, dice: "L'incontro educativo tra università,  museo e scuola  richiede  una volontà comune  che  permetta di  fondare un  partenariato educativo e culturale che qualifichi questa collaborazione come  situation sociale d'expérience, secondo quanto teorizzato da Françoise Buffet.  Un territoire d'éducation et d'enseignement reconnu all'interno del quale si impone la sinergia tra competenze diverse a livelli differenti di responsabilità."

Anna Pironti, promotrice di una convenzione presso l'università di Bergamo, sostiene che "l'interazione museo/università offre al mondo della formazione interventi mirati e specialistici, consentendo al museo un accesso privilegiato all'ambito universitario" e che "l'impegno comune in questa direzione, consentirà all'università ed al museo di portare avanti in modo naturale la rispettiva missione educativa e formativa". La possibilità di partecipare alle ricerche e alle attività culturali del museo è per gli studenti un'opportunità; per il museo la possibilità di coinvolgere gli studenti nelle attività di ricerca e divulgazione è un'ulteriore occasione per ribadire il proprio ruolo costruttivo nella formazione.

Forse un po' troppo nazionalistica,ma certo condivisibile, la tesi che suggerisce come possibile elemento di unicità italiana la "stretta intersezione fra enti pubblici di tutela e università per costruire un'offerta formativa conforme alla nostra tradizione istituzionale e civile di conoscenza e di tutela del patrimonio [.] richiedendosi una continua dialettica fra quello che si deve sapere e la ricerca viva e attiva, la quale non può che compiersi, sperimentalmente, sui monumenti e nei musei".

Ci sembra interessante anche raccogliere l'opinione di Carlo Giovannella, dell'università Tor Vergata di Roma, il quale, con accento provocatorio, propone di ripensare il ruolo di istituzioni come il museo e l'università e di "coniugare alcune delle peculiarità tipiche delle due istituzioni : da una parte la salvaguardia di un patrimonio di conoscenze, che può risultare addirittura scomodo per chi tenta di proporsi innovatore a tutti i costi, e dall'altra l'attivazione di una ricerca linguistico-comunicazionale non sclerotizzata su posizioni acquisite.".

In conclusione allora, se l'auspicata interazione è anche voluta,si tratta di trovare le forme più intelligenti per mettere a frutto questa sinergia, senza dare spazio a preconcetti e luoghi comuni.