Facoltà

Il codice del cromatismo musicale e dell'emozione nella frattalità della natura


 
 
30 marzo 2009
di Giacinto Taibi
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È il ricordo di un momento vissuto alla ricerca di uno stretto legame tra la natura e la sua più intima frattalità, approfondimento che si inquadra nell'ambito delle ricerche condotte presso il dipartimento di Analisi Rappresentazione e Progetto nelle aree del Mediterraneo della facoltà di Architettura di Siracusa.

Immaginiamo una giornata primaverile calda quanto basta, un sole tiepido che  infonde nell'animo nobili sentimenti e, come dice Gaspare De Fiore, una luce chiara, dove tutto è possibile.
Proviamo a estrinsecare tutto l'entusiasmo e la speranza di vivere nuove emozioni e nuove sensazioni.
Prefiguriamo una particolare atmosfera, quella della campagna, inondata dagli odori dei fiori e della zagara.
Proviamo a sentire il profumo della terra lavorata e dei frutti della natura e osservare il concerto musicale delle macchie di vegetazione spontanee e autoctone, il coacervo cromatico dei frutti già maturi e di quelli ancora acerbi.

Forse potrebbe sembrare che questo sia un sogno. Invece no; è la realtà che ci circonda e che noi non osserviamo più perché distratti, disorientati e assenti.
In questa atmosfera botticelliana immaginiamo la presenza di una figura femminile che sappia dipingere i suoi fiori, la sua natura, i suoi sogni, le sue emozioni.
Sorge spontaneo il convincimento che l'artista sappia miscelare bene gli ingredienti forti e tenaci che il mondo ci offre.
Ingredienti che vanno ricercati nel nostro vivere intimo, nella nostra sensibilità interiore, nel nostro mondo onirico, nella nostra visione cromatica della vita (nel nostro concerto cromatico della vita).

I colori  rappresentano la nostra vita, il nostro sentimento, il nostro io più profondo.
Così Laura Appignanesi in La forza dei colori, terzo congresso dell'Unione Italiana per il Disegno  dal titolo "DE AMICITIA", Lerici, 2006:
Chiunque può avvertire l'emozione che un'opera d'arte trasmette!
Non ti rendi conto che chi guarda un quadro è come se si mettesse alle spalle dell'artista che l'ha fatto... e respirasse l'aria del suo tempo, come se entrasse nella sua stanza e vedesse le stesse cose che vedeva lui [...]
Così, semplicemente così, stando davanti a un quadro, si possono vivere le emozioni dell'artista, che non sono le emozioni di un uomo ma del suo tempo, della storia in cui vive".

È il tempo che scorre, come un pennello che traccia una linea di colore attraverso i secoli:
il colore cambia sfumatura, il tratto ora si affina ora si ispessisce, ma comunque scorre [...]
E il tempo, che batte la sua fuga, lascia impronte sulle tele come su calchi di cera.
È come se la mano della storia strisciasse sul colore ancora fresco, ammorbidendo le figure, poi contorcendole, dissolvendole fino a disintegrare le forme e le sembianze, dilatando il disegno dalla tela fino a farlo straripare [...]
E lo spazio, lo spazio assoluto e infinito miracolosamente contenuto dentro un pezzo liscio di tela, anche lo spazio subisce delle mutazioni genetiche:  prima assente, poi costruito, squarciato, evanescente, frantumato [...]
E il colore, il colore blu ad esempio, non è più cobalto o prussica o oltremare:  è solo un brivido di luce [...]

Ma sempre, dentro le forme che diventano deformazione, dentro i colori che diventano luce, si ripropone lo sforzo di esprimersi, di comunicare, fino all'esplosione e all'autodistruzione, se necessario, fino a far travolgere il razionale dall'irrazionale, il reale dall'onirico, senza più freni all'esuberanza visionaria e cromatica... in un delirio di emozioni!


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Mi vengono in mente le parole di Gaspare De Fiore:
«Quest'estate, a Punta Ala, ho visto un ulivo straordinario, ultra centenario e disegnarlo mi è sembrato il modo migliore per rappresentare il tempo che passa».

Sono proprio questi contatti e queste manifestazioni a livello sensoriale che preludono a fenomeni emozionali di una certa rilevanza. Ed espressioni artistiche che ci fanno sentire sempre più vivi e presenti in noi stessi, correlate a realtà fenomeniche che inducono il nostro animo a sentire - come se fossero parte integrante di noi stessi - i suoni e la musica della frattalità della natura, gli equilibri del cromatismo vegetale, i profumi intensi della campagna, il vivo palpitare dell'ecosistema naturale.

Il ripetersi all'infinito di forme similari autorappresentative non ci arreca fastidio, anzi proviamo a vivere in una diversa dimensione questo contesto in cui nulla è preorganizzato, nulla è preciso, nulla è perfetto; proprio a voler significare che questi sono i riferimenti della vita.
Un albero, esempio tipico di natura frattale, non è mai uguale ad un altro, proprio per la sua configurazione irregolare. Un albero è vita, è luce, è colore, è sentimento, è emozione.

Realtà sublimata, questa, che trova giusta libertà di espressione nel contatto naturale con quella figura femminile che, in maniera semplice e sentimentale, riesce a trasporre nei suoi dipinti, con freschezza e vivezza, il proprio io interiore, le sue felici improvvisazioni, la sua realtà, in rapporto con uno stato di concitazione visiva e sentimentale di fronte alle meraviglie della natura; dalla frattalità delle linee del profilo della costa e dei corrugati andamenti dei massicci montuosi, alla consonanza musicale delle macchie della vegetazione e dei cromatismi naturali.

Oserei dire natura, musica e colore, addendi di un fractus ripetitivo, come veicoli culturali di un processo di introspezione spirituale e di un anelito a nobili aspirazioni.
E allora dobbiamo essere pienamente pregni di noi stessi quando, attraverso il nostro modo di sentire, con la nostra semplicità, riusciamo a comunicare e a trasmettere una musica particolare, una condizione emozionale, un amore di sintesi, uno stato di toccante eccitazione mentale che si traduce in forme e manifestazioni  di accensione cromatica, di violenta combustione lineare e di esaltazione luminosa.

E, quindi, anche una sorta di sincronia musicale con la natura, con le sue forme - ora acute ora morbide - e con i suoi colori, quasi a riproporre il sottinteso parallelo tra cromie e fonie, tra colore e sonorità cromatica, secondo la teoria elaborata da Vasilij Kandinskij.
Ed allora tra linee morbide e asperità di forme della natura si articola, armonicamente, questa sinfonia cromatica.