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Gli utensili dell'immaginazione

Gli strumenti per il disegno architettonico e la loro storia


 
 
13 settembre 2007
di Edoardo Dotto
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Benjamin Franklin, con acuta ironia, definiva l'uomo come un toolmaking animal. Vista l'immensa quantità di strumenti che nella Storia hanno accompagnato lo sviluppo delle competenze tecniche e concettuali, si è tentati di dargli ragione. L'ambito del disegno di architettura non fa eccezione. Soprattutto nel corso degli ultimi cinque secoli, sono stati inventati, realizzati ed utilizzati attrezzi di supporto al disegno dalle fogge e dalle funzioni più varie.

Negli ultimi decenni si è assistito a un radicale mutamento del tipo di attenzione riservata agli strumenti da disegno, sia antichi sia moderni. Relegati a lungo nei musei di Storia della Scienza e studiati da pochi collezionisti, adesso essi stanno diventando oggetto di indagine per quanti si occupano di storia del progetto e del disegno di architettura. Se prima erano ammirati soprattutto per le loro qualità formali, come prodotti di altissimo artigianato e talvolta persino come oggetti d'arte, attualmente sono studiati per la loro connotazione 'funzionale'.

A ben vedere, infatti, ogni strumento di supporto al disegno realizza un legame, non deterministico ma intensamente dialettico, tra pensiero progettuale e forma. L'interesse di ogni specifico strumento non sta in ciò che esso consente di realizzare, ma piuttosto in ciò che 'obbliga' a fare: gli strumenti, anche quelli da disegno, in qualche modo guidano il pensiero e l'immaginazione secondo alcune direttrici privilegiate. L'esame delle interazioni tra strumento, conoscenze geometriche e forma progettata contribuisce, spesso in modo risolutivo, alla comprensione profonda dei percorsi progettuali, garantendo un supporto indispensabile per lo studio dell'architettura storica.

Una materia di tale interesse non poteva essere esclusa dagli argomenti presi in considerazione nel Dottorato di ricerca in Teoria e storia della rappresentazione - unico nel suo genere in Italia - coordinato dal professore Giuseppe Pagnano. Nel programma didattico si è ritenuto indispensabile inserire un ciclo di lezioni sulla storia e l'uso degli strumenti da disegno.

La qualità dell'architettura antica attesta ampiamente le straordinarie capacità di progetto e di tracciamento acquisite in epoca classica. Gli strumenti ritrovati a Pompei - regole, calibri, compassi e compassi di riduzione - mostrano quale fosse il livello di conoscenza e di qualità tecnica raggiunto già nel I secolo. Attrezzi analoghi furono patrimonio di pittori, architetti e matematici per lungo tempo, sino alla fine del Medioevo, senza che subissero particolari miglioramenti. L'estensiva diffusione della carta che, a partire dal XIII fu prodotta anche in Italia, favorì in modo determinante la pratica del disegno, non solo di architettura. Dal Quattrocento, la nuova organizzazione dei cantieri obbligò gli architetti a servirsi di una manodopera più strutturata e specializzata, sollecitando la produzione di grafici rigorosi e puntuali.

Nel Cinquecento crebbe in modo sorprendente la necessità di realizzare strumenti di qualità. Sebbene nei trattati di architettura dell'epoca non si prendano in considerazione gli strumenti del disegno, l'attività progettuale di ciascun architetto era strettamente legata all'uso di compassi di ogni tipo, regole, squadre e altre 'novità'. Parecchi artigiani, perlopiù orologiai, iniziarono a dedicarsi all'invenzione, oltre che alla realizzazione, di strumenti di grande qualità e bellezza.

Fu soprattutto nel Seicento, però, che si realizzarono nuovi strumenti. Ai compassi tradizionali si affiancarono quello a tre punte, utilissimo per trasferire disegni da un supporto all'altro, l'ellissografo, che si diffuse compiutamente a partire dal Settecento, e il pantografo, per la riduzione o l'ingrandimento delle immagini. Galileo, nel 1606, progettò uno strumento per il calcolo e di disegno, il compasso geometrico e militare, che divenne il modello a cui si ispirarono i compassi di proporzione utilizzati sino ai primi decenni del Novecento.


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Nel Settecento, all'aumento della produzione degli strumenti si accompagnò una estesa attività editoriale sull'argomento. Furono pubblicati parecchi volumi nei quali si istruivano i principianti all'uso degli strumenti e se ne insegnava la costruzione agli artigiani volenterosi, proponendo modelli talvolta fantasiosi e arditi.

I rivoluzionari mutamenti tecnici introdotti nell'Ottocento, indussero importanti novità. L'estendersi ulteriore del mercato degli strumenti fece sì che alcuni artigiani impostassero la loro produzione su standard di tipo protoindustriale. Contemporaneamente, all'ottone ed all'argento che erano i materiali più usati, si sostituì una lega di rame, zinco e nichel, l'electrum, che non solo aveva caratteristiche meccaniche insuperabili, ma risultava particolarmente conveniente. La diffusione degli strumenti fu così favorita da un drastico abbassamento dei prezzi, che consentì persino a parecchi studenti di dotarsi di materiali di ottima qualità. Fu in questo periodo che vennero fondate grandi fabbriche, molte delle quali operarono con continuità sino alla seconda metà del Novecento, come quelle di Jacob Kern, di Ernst Richter, di William Stanley e di Thomas Haff, l'unica tuttora attiva.

L'avvento delle materie plastiche costituì un duro colpo per la produzione di strumenti in metallo. Verso gli anni Quaranta iniziarono a diffondersi con prepotenza le mascherine in celluloide con le quali era possibile tracciare ellissi, piccole circonferenze e simboli meccanici. Crollò quasi del tutto la richiesta di ellissografi e balaustrini. Il mercato iniziò a contrarsi e le grandi compassiere che contenevano decine di strumenti diversi iniziarono ad essere prodotte esclusivamente per scopi di rappresentanza.

La rivoluzione operata dalla sostituzione della carta col supporto digitale ha destinato gli strumenti tradizionali ad un'obsolescenza rapida ed inesorabile. La loro storia è stata di fatto interrotta dalla diffusione capillare, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, dell'informatica e del disegno assistito dal computer. Raffinati softwares rendono oggi possibili, con rapidità estrema, operazioni che erano delegate al sapiente uso di strumenti il cui utilizzo consapevole obbligava ad anni di apprendistato.

Se queste novità hanno forse interrotto quello che Vittorio Gregotti definiva «il solo rapporto che l'architetto attua con la fisicità della materia», non vi è dubbio che soltanto con la conoscenza delle tecniche tradizionali del disegno geometrico ed architettonico è possibile affrontare i mutamenti della contemporaneità con coscienza critica e con lucida lungimiranza, al riparo tanto da resistenze nostalgiche quanto da facili trionfalismi.