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Atenei

L'incerto destino dei laureati italiani

Presentati in anteprima nazionale a Catania i dati della decima indagine AlmaLaurea


 
 
28 febbraio 2008
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L'articolo sui dati dei laureati catanesi

UNIVERSITA': ALMALAUREA; RADDOPPIANO LAUREATI,GIU' MATRICOLE
ITALIA SPENDE 1.500 EURO IN MENO A STUDENTE RISPETTO A RESTO UE

(ANSA) - CATANIA, 28 FEB - Raddoppiano i laureati, ma calano le matricole; l'Italia spende per studente 1.500 euro in meno rispetto all'Europa e 12.000 euro in meno rispetto agli Stati Uniti. E' basso il grado di istruzione della popolazione adulta: soltanto 8 italiani su cento tra i 55 e i 64 anni sono laureati.
Sono i dati dell'indagine AlmaLaurea, compiuta su quasi 83 mila studenti di 45 atenei italiani e collocata fra l'estate-autunno del 2006 e l'autunno dell'anno successivo, presentata all'università di Catania dal rettore Antonino Recca e dal direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli.
Il sistema universitario italiano ha licenziato un numero di laureati quasi doppio rispetto a quelli prodotti alla vigilia della riforma universitaria: oltre 300mila nel 2006 rispetto a poco più di 152mila nel 1999. Ma la crescita, ancora insufficiente per recuperare il ritardo a livello europeo, sembra già esaurita.
Il numero dei laureati è stimato in calo del 12% tra il 2005 e il 2006, ed è destinato a ridursi ulteriormente per il calo del 9% degli immatricolati negli ultimi quattro anni. All'anagrafe si è perso il 42% dei diciannovenni dal 1984 al 2007. La spesa per studente universitario dovrebbe aumentare di circa un quarto per raggiungere la media europea e quasi triplicare (oltre 12.000 euro a studente in più) per posizionarsi al livello degli Stati Uniti.
Il 75% dei laureati porta 'in famiglia' per la prima volta la laurea. E' la conseguenza della bassa scolarità di terzo livello della popolazione adulta: solo 8 italiani su cento di età 55-64 anni vantano un titolo di studio corrispondente. A livelli più bassi, tra i 30 paesi Ocse, risultano soltanto, nel 2005, Portogallo e Turchia (7%). Nella popolazione più giovane (25-34 anni) abbiamo meno laureati (16%) rispetto alla popolazione di età 55-64 nei Paesi Ocse (19%).

UNIVERSITA': 40% STUDENTI EREDITANO LAUREA E LAVORO DA PAPA'
(ANSA) - CATANIA, 28 FEB - Ancora nel 2006, 75 laureati su cento portano la laurea 'in famiglia' per la prima volta. E chi é figlio di genitori laureati, a un anno dal conseguimento del titolo, risulta essere più impegnato nella formazione (36%) rispetto ai figli di genitori con la licenza elementare (15,5%) che, all'opposto, lavorano più dei primi (55% contro 42,5%).
Dal confronto tra laurea dei padri e laurea dei figli, leggendo la ricerca di AlmaLAurea, emergono molte più coincidenze di quanto ci si sarebbe potuto attendere, sintomo di una scarsa mobilità sociale, con una vera e propria ereditarietà del lavoro svolto. Così il 44% dei padri architetti ha un figlio (maschio) laureato in architettura; il 42% dei padri laureati in giurisprudenza ha un figlio con il medesimo titolo di studio; il 41% dei padri farmacisti ha un figlio con lo stesso tipo di laurea; il 39% dei padri ingegneri ha un figlio ingegnere; il 39% dei padri medici ha un figlio laureato in medicina. Ma anche, il 28% dei padri con laurea economico-statistica ha un figlio laureato in questo stesso gruppo; analoga concordanza genitore-figlio si rileva nel campo delle lauree politico-sociali (24%).
Un'ulteriore prova di condizionamento della famiglia di origine, secondo lo studio, è fornita dall'esame congiunto dell'ultima posizione nella professione paterna e di quella del figlio. Ad esempio, il 16 % dei figli di dirigenti o quadri direttivi è, già dopo soli cinque anni dalla laurea, dirigente o quadro direttivo, contro il 13% medio di tutti i laureati maschi; il 42% dei figli di impiegati è impiegato. Il 34% dei figli di liberi professionisti è libero professionista (contro il 20% medio); il 10% dei figli di imprenditore è imprenditore (contro il 3% medio).


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UNIVERSITA': CAMMELLI, ITALIA NON SIA PAESE PER VECCHI
(ANSA) - CATANIA, 28 FEB - "E' evidente che ogni previsione sull'offerta di personale laureato per i prossimi anni, anche quella più ottimistica di Excelsior, dovrà misurarsi con l'inversione di tendenza demografica".
Lo ha affermato Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, alla presentazione a Catania, della ricerca sull'università in Italia realizzata dalla società che dirige. "Il calo dei diciannovenni e l'aumento dei laureati di primo livello che entrano nel mondo del lavoro a poco più di 20 anni, e che quindi avranno bisogno nel tempo di aggiornarsi - ha osservato Cammelli - impone anche alle università una nuova organizzazione per rispondere a una domanda crescente di istruzione da parte della popolazione adulta".
"Vorremmo poter pensare, con Hollywood e il film da Oscar dei fratelli Coen - ha concluso il direttore di AlmaLaurea - che l'Italia 'Non e' un paese per vecchì. Certo è che i giovani fanno molta fatica. Per questo occorre uno scatto, un colpo d'ali. La ripresa passa attraverso la valorizzazione delle risorse migliori che abbiamo: i tanti talenti che escono dalle nostre università, forse più numerosi e migliori di quanto non siamo in grado di formare nelle nostre aule".

UNIVERSITA': PER LAUREATI RETRIBUZIONI SEMPRE PIU' MODESTE
(ANSA) - CATANIA, 28 FEB - La condizione occupazionale dei laureati in Italia è stazionaria: rispetto al 2007, quando tutti gli indicatori mostravano inequivocabilmente il segno meno, si osservano lievi segnali di ripresa. Ma solo limitatamente al primo ingresso nel mercato del lavoro. Segnali assenti o appena percettibili contraddistinguono il medio-lungo periodo. E' quanto emerge dal decimo rapporto AlmaLaurea presentato a Catania che rimarca un forte divario tra Nord e Sud. Dalla ricerca si osserva che a un anno dalla laurea lavorano 53 laureati su cento. Aumenta, in modo lieve, il tasso di occupazione (+0,6 punti percentuali), diminuisce quello di disoccupazione (-0,5). Aumenta, anche se di poco, il lavoro stabile (+0,6). A cinque anni dalla laurea lavorano 85 laureati su cento (- 0,3 punti), il lavoro stabile si amplia fino a coinvolgere il 70% dei laureati. Ma resta consistente il lavoro precario: sia a un anno (48%) che a cinque anni dalla laurea (27%).Dallo studio emerge che rimane un preoccupante divario tra Nord e Sud: 23% a un anno dalla laurea, 12% a cinque anni. Le retribuzioni, già modeste (1.040 euro mensili netti per un neolaureato, 1.342 dopo cinque anni), continuano a perdere potere d'acquisto. Fatto 100 il guadagno del laureato del 2001, il laureato intervistato nel 2007 guadagna 92,9: ancora meno dell'anno precedente (94,7).

Nei corsi di laurea scientifici i maggiormente colpiti dalla cosiddetta 'crisi di vocazioni', e per questo sostenuti da iniziative del ministero dell'Università e progetti di Confindustria, aumentano le immatricolazioni. E anche la condizione occupazionale è migliore di quanto non venga solitamente indicato. Considerando occupati anche chi è in formazione retribuita - definizione necessaria per questi corsi dove molti laureati proseguono gli studi - il tasso di occupazione per i neolaureati ègià del 61% per Matematica, 76% per Fisica, 86% per Chimica.
Dopo la costante crescita rilevata negli anni precedenti, ad un anno dalla laurea, le differenze fra uomini e donne in termini occupazionali risultano in calo: 7 punti percentuali (lavorano 50 donne e 57 uomini su cento). Il divario era di otto punti lo scorso anno. Anche per quanto riguarda la disoccupazione, il differenziale di genere diminuisce. Questo non significa che le laureate non rimangano sfavorite dal punto di vista occupazionale rispetto ai colleghi maschi. In termini occupazionali le differenze Nord-Sud sono rimaste sostanzialmente immutate negli ultimi sette anni, superiori ai 21 punti percentuali.
Tra i laureati del 2006 lavora il 66% dei residenti al Nord e il 43 % di quelli al Sud (+23%). Il lavoro stabile, che dal 2000 al 2006 è sceso dal 46% al 39%, mostra una lieve ripresa nell'ultimo anno: dal 38,4 al 39%. La stabilità è definita dal lavoro autonomo (-0,9%) e dai contratti a tempo indeterminato che, invece, risultano in aumento (+1,%). Se la stabilità è in ripresa, a un anno dalla laurea la precarietà non tende a diminuire, anzi continua lievemente a crescere.
Dal 2000 al 2006, il lavoro atipico è cresciuto di oltre 10 punti percentuali: dal 37% al 48%. In particolare, sono aumentati consistentemente i contratti a tempo determinato (passati dal 13 al 22%). A 12 mesi dalla laurea il guadagno mensile netto dei laureati risulta pari a 1.040 euro, rimanendo pressoché invariato rispetto alla precedente rilevazione (1.042 euro). A tre anni dalla laurea il guadagno raggiunge quota 1.183 euro, proseguendo il lento ma costante trend di crescita delle precedenti rilevazioni (+3,6% dal 2004).
A cinque anni, il guadagno è di 1.342 euro (+2%, era di 1.316 euro). Facendo riferimento ai salari reali, tenendo conto dunque della svalutazione avvenuta in questi anni, emerge che, nel 2007, un neo-laureato guadagna meno di quanto guadagnasse il suo collega cinque anni prima.
Fatto cento il guadagno del laureato del 2001, il laureato del 2006 guadagna 92,9, ancora meno dell'anno precedente (94,7). Guadagni più elevati sono percepiti, a cinque anni dal conseguimento del titolo, dai laureati dei gruppi medico ed ingegneria (rispettivamente, 2.013 e 1.648 euro); all'estremo opposto, si trovano i laureati dei gruppi psicologico (999 euro), insegnamento (1.052), letterario (1.122). Consistentemente più elevati, sempre a cinque anni dal titolo, i guadagni mensili netti dei laureati che lavorano al Nord (1.382 euro) rispetto ai loro colleghi occupati nelle regioni centrali (1.288 euro) e soprattutto al Sud (1.195 euro). A cinque anni dalla laurea le retribuzioni dei laureati italiani che lavorano all'estero risultano più elevate di quelle nazionali (2.078 euro contro 1.332). 

> TR/ > S0B S41 QBKS