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Incontrare Pietro Barcellona

Giornata in ricordo del docente e intellettuale catanese in occasione della pubblicazione postuma della sua autobiografia 'Sottopelle. La storia, gli affetti'

 
 
31 ottobre 2014
di Chiara Racalbuto
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Giurista, filosofo, politico, artista: la figura di Pietro Barcellona è di quelle che sfuggono a una precisa classificazione. Appassionato ricercatore del senso della vita, personaggio di spicco del panorama culturale catanese e non solo, Barcellona, a un anno dalla sua scomparsa, è stato ricordato nel corso dell'evento "Incontrare Pietro Barcellona", svoltosi venerdì 31 ottobre nell'auditorium del Monastero dei Benedettini.
Prendendo spunto dalla pubblicazione postuma dell'autobiografia Sottopelle. La storia, gli affetti (Castelvecchi, 2014), l'incontro, attraverso le testimonianze di docenti, ex allievi e amici, offre un ritratto prezioso e sentito del poliedrico studioso, già docente emerito di filosofia del diritto presso l'Università di Catania. 
"Questa non vuole essere un'iniziativa accademica", ha spiegato il prof. Antonio Pioletti, docente del dipartimento di Scienze umanistiche, coordinatore dell'evento nonché collaboratore e amico fraterno di Barcellona: "piuttosto è un modo per spiegare cosa ha significato per le nostre vite avere incontrato Pietro Barcellona, e per provare a dare delle risposte alle tante domande che lui ci ha posto".
Il prof. Pioletti ha evidenziato alcune linee di continuità nell'esistenza di Barcellona: la curiosità, il coraggio, l'onestà intellettuale, il mettersi costantemente in discussione. Su tutto, domina la perenne e febbrile ansia di cogliere il senso dell'esistenza. La ricerca del senso, l'inquietudine sottesa all'impossibilità oggettiva di soddisfarla, la continua tensione verso l'inafferrabile mistero della vita, si scorgono nell'impegno profuso da Barcellona in molteplici campi del sapere. 

Foto di Lorenzo Mannino
Foto di Lorenzo Mannino
Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l'Università di Milano Bicocca, nel presentare il volume Sottopelle, ha individuato nell'incontro con il comunismo una tappa fondamentale dell'esistenza dell'autore. Il comunismo, per Barcellona, rappresentò infatti qualcosa di più di un'ideologia: "Egli ne scorgeva l'importanza nel senso di giustizia, nella liberazione da povertà e miseria. La dedizione al comunismo implicava, dunque, la dedizione alla causa collettiva dell'emancipazione". 
Anche Natoli ha posto l'accento sulla grande versatilità di Barcellona, da lui definita "dilagante", che travalicava i confini della politica e dell'accademia per estendersi a tutti i campi della cultura. "La morte di Barcellona resta dolorosa perché nessun individuo è insostituibile", ha concluso Natoli, "ma se leggiamo i suoi scritti, lui è ancora con noi. Ci ha lasciato questioni aperte che forse non siamo in grado di affrontare".

Foto di Lorenzo Mannino
Foto di Lorenzo Mannino
Fabio Ciaramelli e Delia La Rocca, ex allievi del giurista siciliano, ne hanno tracciato un profilo scientifico, esaltandone, in particolare, la potenza creativa e la capacità di coinvolgere e animare anche una materia solitamente "statica" come il diritto.
"Mi ha dato nuovi contenuti concettuali", ha spiegato il prof. Ciaramelli, docente di Filosofia del diritto presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania, "il modo coinvolgente con cui parlava delle sue passioni culturali, incentrate sulla necessità imperiosa di analizzare e comprendere il presente senza banalizzarlo, esigeva una radicale e impudica messa in gioco di sé". Barcellona, secondo Ciaramelli, era portatore di una intrinseca spiritualità, che trasmetteva per contagio, testimoniando la propria adesione al primato degli affetti. L'incontro con Barcellona ha significato dunque, per il docente, "essere contagiato da un desiderio di riflessione, intendendosi per riflessione, per usare le sue parole, l'interrogazione che permette di distanziarci dalla coercizione a ripetere". 
Delia La Rocca, docente di Diritto privato presso il dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'ateneo catanese, ha spiegato che Barcellona "non fu giurista per caso, ma uno dei più grandi giuristi del '900 italiano". La sua versatilità culturale non poteva prescindere, infatti, dalla sua formazione giuridica: secondo La rocca, "Barcellona amava il diritto, riusciva a  renderlo vivo. E' stato un grande maestro, ci ha insegnato a partire dal diritto, esplorare cosa c'è dietro, spaziando anche nella politica e nella filosofia, per poi tornare a scrivere di diritto". 
In particolare, ha sottolineato la docente, "ci ha lasciato la passione, che era la cifra del suo rapporto con la cultura e con la trasmissione del sapere".
 
Giuseppe Raniolo, psicologo e psicoterapeuta, ha descritto invece l'impatto che la psicoanalisi ha avuto sul pensiero di Barcellona. In particolare, rientrava nella visione psicoanalitica l'esigenza dello studioso di relazionarsi con l'altro, di un interlocutore, testimoniata anche dalla scelta di voler dettare i suoi testi anziché trascriverli di persona. "Riusciva a far sentire intelligente l'interlocutore - ha affermato Raniolo - a ricavare grandi pensieri anche da esternazioni apparentemente insignificanti". Una sorta di maieutica che denotava fiducia nelle capacità umane, tenendo conto della persona e della sua collocazione nella storia e nei luoghi. L'amore, secondo Raniolo, era centrale nella visione di Barcellona, in quanto fondamentale legame su cui si basa la possibilità della conoscenza. 

Foto di Lorenzo Mannino
Foto di Lorenzo Mannino
Amore che si ritrova anche nell'esperienza spirituale di Pietro Barcellona, legata, in particolare, all'ultima parte della sua vita. Una spiritualità sofferta e complessa, legata a un passato materalista ma non immateriale, forse mai del tutto spogliata del dubbio e dell'incertezza propri dell'intellettuale: "Lui è rimasto sempre nella domanda, vivendola con grande umiltà - ha affermato don Pino Ruggieri, teologo vicino al giurista -. Una spiritualità, quella di Barcellona, più vicina alla visione di un Dio dell'Amore che della Verità". Anche qui torna quel concetto di "passione" che si configura come un leit motiv nella sua esistenza: "Tutta la passione per la vita - secondo don Ruggieri - fa di lui non un credente, ma un uomo religioso che mantiene aperta dentro di sè la domanda sul senso". 

Le domande aperte generano, però, angoscia e latente dolore, il dolore dell'impossibilità di cogliere del tutto il significato del nostro venire ed essere al mondo. L'angoscia che il genere umano trascina dietro di sé dalla notte dei tempi, sublimata, spesso, dall'esperienza artistica, catarsi di tante anime inquiete che trovano nell'arte uno sfogo e una consolazione. Barcellona, nella sua versatilità, fu anche pittore: era "un intellettuale che rispondeva a tutte le questioni - ha spiegato Antonio Passa, critico d'arte, già direttore dell'Accademia di Belle Arti di Roma -. Per lui l'atto creativo era alla base della comunicazione, attribuiva all'arte una funzione riparatoria, che consentiva di trovare nella creazione artistica ciò che non si trova nella realtà".

L'incontro è stato impreziosito dalla lettura, a cura di Giuseppe Giacobbe, di alcuni estratti della produzione poetica e letteraria di Pietro Barcellona, e dagli interventi musicali di Francesco Laurino e Vincenzo Marano.

Musica, poesia, arte, filosofia, psicoanalisi, scienze giuridiche: "Incontrare Pietro Barcellona", dunque, significa confrontarsi con un sapere creativo e dinamico, mescolare immateriale e materiale, porsi in dialogo continuo con l'esistenza e tutte le sue molteplici sfumature. Significa accostarsi a un flusso di energia vitale che rende il ricordo di Pietro Barcellona ancora presente e vivido.