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Il "Monastero" nei racconti degli studenti

Lo scrittore Andrea De Carlo ha premiato i giovani vincitori del concorso letterario sui Benedettini

 
 
14 aprile 2007
di Eva Spampinato
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Immersi nei pensieri di tutti i giorni. Correndo dietro ad esami, lezioni da seguire, ricevimenti professori-studenti. Fermi in fila davanti ad una segreteria affollata. O semplicemente seduti in una panchina di legno circondata da alberi e vocio di ragazzi. Il luogo diventa quasi anonimo. La bellezza di uno scenario, quasi inosservata. Sia esso un chiostro, un corridoio, un'aula che un tempo ospitava delle stalle. Un ex monastero benedettino. E allora è interessante vedere cosa viene fuori dalla mente dei ragazzi che queste mura le vivono tutti i giorni. Quali racconti un monumento-facoltà - con una ricchissima storia architettonica, artistica e culturale - può ispirare.

Ed è stato proprio questo l'intento del concorso letterario "Raccontare i Benedettini", promosso dalla Facoltà di Lettere, in collaborazione con la casa editrice "Villaggio Maori" e i siti web studenteschi Astratti Fuori, Soqquadro e Marforio. Gli studenti dovevano "utilizzare l'imponente struttura monastica, con tutte le sue caratteristiche, come sfondo, ambientazione o protagonista di elaborati artistici di loro creazione", sotto forma di racconti, saggi brevi o testi teatrali originali e inediti.

Ieri pomeriggio, la premiazione dei tre vincitori nell'Auditorium "Giancarlo De Carlo". A premiare i ragazzi, il figlio di chi ideò e realizzò quest'auditorium: il noto scrittore Andrea De Carlo. "La mescolanza di due fattori come il concorso di scrittura, quindi la letteratura, il mio mestiere, e il lavoro di mio padre, ovvero l'auditorium nel quale ci troviamo - ha detto l'autore di "Due di due" - mi rende ancora più contento di essere qui. Avevo una gran voglia di vedere di persona la struttura che ha impegnato gli ultimi anni di vita di mio padre. Una delle cose di cui più spesso mi parlava".


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Andrea De Carlo dà rilievo subito alla fusione dei due aspetti, che suscita in lui vivo interesse. "Di quest'aula - l'auditorium - mi piace molto la disposizione delle sedie nello spazio. Risponde perfettamente all'obiettivo che aveva mio padre: adorava immaginare degli spazi abitati da giovani e desiderava che fossero vissuti in modo intenso e non scontato". Obiettivo raggiunto e soddisfazione dei posteri. Ma il maestro che operò la prima vera rottura con il Movimento Moderno e le tesi funzionaliste di le Corbusier e che dall'86 al 2004 fu impegnato nel recupero del Complesso dei Benedettini di Catania, non era solo un architetto. De Carlo padre, amava la letteratura e trasmise la passione al figlio. "Lui era molto appassionato di letteratura. Letteratura vista come uno strumento di ricerca e non come un fine".

Si parla, dunque, di scrittura. E di racconti. Sono stati una trentina i ragazzi che hanno partecipato al concorso con "testi di un livello sempre dignitoso", ha commentato il prof. Sergio Cristaldi, componente della commissione esaminatrice formata da cinque docenti e tre studenti della facoltà di Lettere. "E' emersa una ricca capacità creativa ed espressiva. Alcuni testi erano di buon livello, come quelli dei vincitori - ha spiegato il docente di Letteratura italiana - ciò porta ad esprimere una valutazione positiva del concorso, che ha sollecitato l'emergere delle capacità letterarie. Un esperimento certamente da continuare". I partecipanti potevano ambientare liberamente delle vicende all'interno del monastero, o raccontarne la storia. E da questa idea di base, sono nate le trame più disparate.

Come quella della prima classificata, Maria Serena Maiorana, con un racconto di cinque pagine, "L'abbandono e la polvere nera". Un racconto romantico, tutto in prima persona, che narra la storia di una ragazza che, finiti gli studi, aspetta un ragazzo. "Parla dell'attesa, degli stati d'animo che si susseguono rapidi, piuttosto che di fatti", racconta la giovane scrittrice al terzo anno di Scienze della Comunicazione e con una tesi sul video giornalismo di inchiesta quasi pronta. "E' la prima volta che propongo un mio racconto al pubblico - confessa Maria Serena - e non mi aspettavo di vincere. Ricevere l'attestato dalle mani di un importante scrittore come De Carlo mi rende ancora più felice". Dalla motivazione dello testo primo classificato si legge: "un racconto scritto con indubbia efficacia espressiva. La scrittrice si è misurata non solo con uno scenario e una vicenda, ma anche con la parola, il ritmo narrativo, l'impaginazione delle sequenze, e fermando così in istantanee verbali suggestive la sua Catania esterna ed interiore, con quella sagoma di donna che aspetta, su di essa delineata. Lo scatto nervoso del periodare breve traduce l'ansia di questo attendere; le macchie di colore delle metafore addolciscono la prosa inquieta e delusa, sorprendendo nello spettacolo variopinto della città e del monastero stesso, una promessa di felicità".

E adesso la vincitrice pensa a dove trascorrerà il frutto del suo premio: una vacanza studio di una settimana, del valore di 2.500 euro, in una capitale europea.


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Per il secondo classificato, Giorgio Riso, con il testo "Il segreto di don Placido", in regalo un buono libro di del valore di 500 euro, mentre un buono di 250 euro è toccato alla terza vincitrice, Antonella Iannaci, con il racconto "Lettera a mio padre. Pazzo. D'amore. Di libertà. Di vita". I tre racconti verranno inseriti in una raccolta antologica che sarà pubblicata dalla casa editrice "Villaggio Maori".
Un primo importante passo per questi giovani scrittori che ricevono un utile consiglio da un artista eclettico come De Carlo. Non solo scrittore, ma musicista, regista e fotografo. È sua la foto che campeggia sulla copertina del suo ultimo libro, "Mare delle verità", e che ritrae l'oceano che bagna le sponde del Portogallo. "Ai ragazzi consiglio sempre di riscrivere. Non fermarsi mai al primo risultato, ma perfezionarsi per riuscire ad avere una voce propria. Riscrivere fino a quando non si è totalmente convinti che non ci sia più nulla da migliorare e solo allora - incoraggia l'autore dalle origini paterne siciliane - difendere strenuamente le proprie scelte. Un lavoro che costa tempo ed energia, ma che vale la pena fare".
Sulla scelta del concorso di utilizzare il linguaggio della scrittura e non quello delle immagini o dei video, lo scrittore amato dai giovani, nato nella Milano che conta - ma al quale non piace proprio come città -, tradotto in 21 lingue, maturato artisticamente al fianco di personaggi celebri come Fellini, Antonioni e Oliviero Toscani, parla di scrittura come testimonianza. "Il senso ultimo di un romanzo è l'apertura di un tema, condividere le riflessioni e le domande. Il linguaggio della scrittura può essere molto creativo - spiega De Carlo - perché ha una connessione molto forte con l'immaginazione. Costringe chi legge a costruirsi da se la storia, quindi implica un'attività". E De Carlo quando scrive riproduce il parlato. Anche con il continuo ripetersi della congiunzione "e" nelle frasi dei suoi romanzi. Un fatto che sarebbe ripudiato dai puristi della lingua. "Penso si possa essere molto liberi con la scrittura. Ci sono dei custodi rigorosi che rischiano di non rispecchiare la realtà. Così si perderebbe di aderenza rispetto alla vita e al parlato reale".

Proprio alcuni brani del suo ultimo romanzo, "Mare delle verità", sono stati letti dal prof. Ezio Donato durante l'incontro di ieri, al quale erano presenti l'ex preside Giuseppe Giarrizzo, accademico dei Lincei - che ha ricordato il grande contributo dato da Giancarlo De Carlo all'architettura italiana e catanese -, l'attuale preside della facoltà di Lettere, Enrico Iachello, i docenti Antonio Di Grado, Rosario Castelli e Rita Verdirame. Quest'ultima ha introdotto in modo magistrale l'ultima opera dello scrittore giramondo. "Un romanzo che parte come autobiografico e diventa di chiarificazione interiore. Acquisisce le forme di un romanzo pamphlet, di denuncia. In definitiva - conclude la prof.ssa Verdirame - un romanzo fluido".