Cutgana
Cutgana

I geositi castellesi nell'Atlante Nazionale

Sopralluogo dei tecnici regionali

 
 
18 gennaio 2011
geositi castellesi.jpg
ACI TREZZA. Saranno inseriti anche i siti di particolare interesse geologico castellesi nell'Atlante Nazionale dei Geositi. Le funzionarie del Dipartimento Territorio dell'assessorato regionale Territorio e Ambiente, Elga Arini e Ina Lo Cascio, proprio oggi, hanno effettuato un sopralluogo nel Castellese per censire i siti di maggiore pregio geologico per la redazione del futuro "Catasto regionale dei Geositi" e, successivamente, dell'Atlante nazionale dei Geositi e dei percorsi turistico-naturalistici che mettano in rete i geositi presenti ad Aci Castello, Catania, San Gregorio e Acireale.

Le funzionarie regionali hanno visitato - raccogliendo le informazioni necessarie alla compilazione del database (con tanto di foto, tempi di percorrenza dei percorsi proposti e coordinate) - i siti dell'Isola Lachea e dei Faraglioni dei Ciclopi di Aci Trezza per i particolari megapillow (la riserva naturale gestita dal Cutgana, il centro interfacoltà dell'Università di Catania diretto da Maria Carmela Failla), i basalti colonnari presenti nell'area portuale di Aci Trezza, il Castello Normanno e la zona rocciosa sottostante ad Aci Castello e gli affioramenti basaltici come i "panettoni" presenti nei fondali dell'Area marina protetta Isole Ciclopi, già compresi in diversi percorsi subacquei realizzati dall'ente gestore dell'area protetta istituita dal ministero dell'Ambiente.

Rientreranno nei percorsi anche Monte Ferro e l'area argillosa presenti nella collina Vampolieri e a Ficarazzi oltre alle grotte a scorrimento lavico della riserva naturale Complesso Immacolatelle e Micio Conti di San Gregorio (gestita dal Cutgana). Le funzionarie regionali sono state guidate lungo il percorso dal direttore dell'Amp Isole Ciclopi, Emanuele Mollica, dal geologo e direttore della riserva naturale "Grotta Palombara", Sandro Privitera, dagli operatori del Cutgana (Emanuele Puglia, Mauro Contarino e Giovanni Magnato) e dal geologo Danilo Cavallaro del Dipartimento di Scienze geologiche dell'Università di Catania.